IL NUOVO SISTEMA SOLARE
(trad. Isabella Orsini)

 


Le recenti scoperte, che nel corso degli ultimi dieci anni hanno fatto luce sia sulla fascia di Asteroidi transnettuniani sia sui Centauri, non solo hanno modificato le tradizionali supposizioni che venivano fatte sui grandi pianeti ipotizzati oltre Plutone, ma ci hanno fornito anche una immagine del sistema solare diversa da quella tradizionalmente appresa a scuola e che ancora persiste nel modo di pensare di molti astrologi.

Ci sono svariati fattori che sembrano rompere lo schema che prevede i due ipotetici Pianeti X e Y posti oltre Plutone, ipotesi dovuta alla necessità di avere un sistema regolare composto di 12 pianeti maggiori. Il primo di questi fattori è la natura di Plutone, che dal punto di vista fisico e dinamico appartiene più propriamente al mondo dei pianeti minori, e crea agli astronomi un serio problema di definizione e di classificazione: che cosa è un pianeta e che cosa non lo è? Quand'è che un corpo celeste è si può definire "asteroide" e quando invece "pianeta"? 

Plutone è troppo piccolo per essere definito pianeta (più piccolo della nostra Luna), e la sua orbita di tipo cometario è simile a quella di centinaia o di migliaia di asteroidi più piccoli che condividono lo stesso spazio attorno al Sole, chiamati "plutini" . Ci è noto attualmente un numero non lontano da 70 plutini, le cui orbite sono chiaramente definite, e che si differenziano da Plutone solo per le loro minori dimensioni.

Plutone è sempre stato un mistero tanto per gli astronomi che per gli astrologi, ma sembra che i Centauri (i suoi "figli") ce lo avvicinino ogni volta un poco di più. Per esempio, pochi mesi dopo la scoperta di Chirone, nel 1978,, si scoprì Caronte, la luna di Plutone, cosa che permise di conoscere la massa dell'insieme Plutone-Caronre con maggiore precisione, e di determinale il diametro di Plutone. Fu allora che si seppe con certezza che Plutone era il più piccolo di tutti i pianeti del sistema solare, e che era stato scoperto incidentalmente o per "casualità". 

Recentemente alcune fotografie scattate dall'Hubble hanno permesso di conoscere con maggiore precisione il volume di Plutone e di Caronte. Si ritiene che il diametro di Plutone sia di 2320 Km e quello di Caronte di 1137 Km. Questo significa che Plutone è in realtà un pianeta doppio, un pianeta "binario": non esiste nessun pianeta con queste caratteristiche, che però sono comuni negli asteroidi. Fino al momento di questa scoperta, la luna più grande del sistema solare, in proporzione, era la nostra Luna, con 1/3 del volume della Terra e 1/81 della sua massa. Ma il volume di Caronte è appena 1/2 del volume di Plutone, e la sua massa va da 1/6 a 1/12. 

Se prestiamo attenzione al fatto che il binario Plutone non è un corpo isolato, ma in realtà ha a che fare con un grande anello di centinaia di oggetti chiamati "plutini", il quadro della situazione comincia ad essere molto diverso da quello che avevamo. Nel marzo di quest'anno fu scoperto il plutino 2000EB173, il planetoide più luminoso fra quanti fino ad ora erano stati scoperti nel sistema solare esterno: i calcoli preliminari relativi al suo diametro lo collocano nel gruppo di quelli che hanno un diametro di 600 Km (potrebbe in realtà avere dimensioni maggiori), cioè, 1/2 del volume di Caronte. Questo stabilisce una continuità fisica tra Plutone e l'anello di asteroidi che condividono la sua orbita. 

Plutone non è un pianeta, ma rappresenta una via di mezzo tra il mondo degli asteroidi, o pianeti minori, e quello dei pianeti maggiori. Sembra fatto apposta per mettere in crisi la mentalità di quegli astrologi che considerano la dimensione di un pianeta come sinonimo del suo valore o del suo peso, e che usano questo principio come criterio base per scegliere che cosa mettere e che cosa non mettere nelle loro carte del cielo.

Nota: insieme alla sua luna, che ha solo la metà delle sue dimensioni, Plutone rappresenta realmente un corpo celeste binario, a metà strada tra i pianeti maggiori e quelli minori. Nessun altro pianeta del sistema solare ha parimenti caratteristiche binarie, ad eccezione della terra, ma in questo caso la Luna è 1/3 della sua grandezza ed ha una massa di 1/81, mentre Caronte è tra 1/6 e 1/12 della massa di Plutone ed è approssimativamente, in proporzione, il più grande satellite del sistema solare. Questa caratteristica binaria, insieme alla grande inclinazione ed eccentricità della loro orbita è per altro un elemento comune tra gli asteroidi. Molti astronomi sono concordi nel pensare che verrà il momento in cui il considerare Plutone un pianeta maggiore verrà giudicata una opinione del passato.

Coloro che desiderano saperne di più sulla controversia relativa al fatto che Plutone sia un pianeta maggiore o no, possono leggere la pagina cpncernente questa discussione, elaborata dal Minor Planet Center:

http://cfa-www.harvard.edu/cfa/ps/icq/ICQPluto.html

ed anche la seguente risposta, scritta da Daniel Green nel 1997:

http://cfa-www.harvard.edu/cfa/ps/icq/buie.html

Nel febbraio del 1999 fu avanzata ufficialmente la proposta di classificare Plutone come asteroide #10.000: questa proposta non ebbe esito ma servì a richiamare l'attenzione della comunità astronomica sui problemi di classificazione di Plutone, e a mio parere costituisce una lezione per gli astrologi che pretendono di ignorare gli asteroidi adducendo il pretesto delle loro piccole dimensioni. 

Oltre Plutone si trova la fascia di Kuiper, formata da astri detti "cubewanos", circa 250 dei quali sono oggi chiaramente identificati: alcuni di questi hanno un diametro superiore ai 1.000 chilometri (come quello identificato con la sigla 2000WR106) e con orbite regolarmente circolari e stabili, molto diverse da quelle di Plutone e dei plutini.

La presenza di questi sciami di asteroidi fa sì che gli astronomi praticamente rifiutino di dare ulteriore credito alle ipotesi relative all'esistenza di pianeti transplutoniani. La loro esistenza continua ad essere possibile, ma non è oramai necessaria per avere fisicamente un modello coerente del sistema solare. 

Oltre la Fascia di Kuiper si trova il cosiddetto "disco sparso", che circonda il sistema solare come un enorme ammasso di una ellittica nube primordiale, ove hanno la loro dimora i cosiddetti "oggetti del disco sparso" (non molto diversi da 1996TL66, che ha oltre 500 chilometri di diametro), con orbite che superano la durata di mille anni, e che raggiungono senza oltrepassarla la "barriera" di Nettuno e poi si allontanano fino a raggiungere distanze fino ad ora mai immaginate per dei pianeti minori, e che sono dieci volte superiori alla distanza di Nettuno dal Sole; e poi tornano indietro, come mummie riesumate da altre epoche. Essi rappresentano un nuovo tipo di orbita, di cui non si sospettava nulla prima che venissero scoperti.

I Centauri sono probabilmente oggetti che facevano parte del disco sparso e che sono stati catturati; le loro orbite sono "caotiche" (non sono periodiche sulla lunga durata) ed attraversano come comete lo spazio dei pianeti esterni, come nomadi senza casa, violando le forme tradizionalmente note del movimento di un pianeta maggiore (ad eccezione di Plutone). Plutone, che attraversa l'orbita di Nettuno, che dal punto di vista psicologico è considerato penetrante, ossessivo e legato simbolicamente alla morte, è stato per decenni l'annunciatore della loro natura. 

Le orbite di questi asteroidi di tipo cometario sono molto "drammatiche", caratteristica che non esiste nelle orbite dei pianeti comuni. Alcuni di essi, come gli oggetti del disco sparso che assomigliano a TL66, hanno caratteristiche talmente nuove o uniche che fino alla loro scoperta non si sospettava neanche che potessero esistere. Da queste caratteristiche scaturisce un linguaggio orbitale molto eloquente dal punto di vista astrologico, che ci parla mediante metafora e che ci aiuta a dare una interpretazione del loro movimento in un modo che prima non era stato possibile, perché evidenzia drammaticamente la differenza tra le orbite ad alta eccentricità (come quelle dei Centauri) e quelle che si avvicinano alla circolarità (come quelle dei pianeti convenzionali, ad eccezione di Plutone). 

Gli asteroidi cometari lenti sono astrologicamente significativi quanto Plutone e ci costringono ad affrontare problemi metodologici importanti che richiedono un nuovo schema astrologico. 
 

II. LA RESISTENZA AL NUOVO

Non si tratta del fatto che le nuove scoperte facciano piazza pulita delle vecchie teorie. Non stiamo chiamando in causa i principi di causa ed effetto astrologici. Si tratta piuttosto del fatto che le nuove scoperte, quelle che stanno portando ad una nuova concezione del sistema solare, si muovono parallelamente a molte trasformazioni ideologiche e alla lenta apparizione - o necessità - di nuovi paradigmi nel campo della scienza, della psicologia, della religione, etc. Questa è una realtà storica, simile a quella che è andata di pari passo con le scoperte di Urano, Nettuno, e Plutone.

Il "classico" in Astrologia arriva fino a Saturno. Urano, Nettuno e Plutone non sono "classici", sono (o sono stati) nuovi. Se respingiamo i concetti nuovi semplicemente perché è possibile continuare a lavorare adeguatamente anche con i vecchi strumenti, allora - tanto per essere coerenti con noi stessi - meglio non usare i pianeti transaturniani, perché sono nuovi. Chi definisce che cosa è classico e che cosa non lo è?

Fare proprio un concetto nuovo non è facile. Ogni studioso, ogni astrologo, definisce nel corso del tempo, grazie alla sua personale esperienza, il proprio modo di capire o di impadronirsi di un concetto nuovo, amalgamandolo alla sua visione delle cose. Ancora oggi esistono atteggiamenti diversi e diversi modi di interpretare il ruolo astrologico di Urano Nettuno e Plutone, in relazione ai pianeti della antica tradizione. Aggiungono un simbolismo nuovo? O semplicemente richiedono un adattamento del codice antico, un riassestamento dei significati? Saturno è rimasto lo stesso Saturno dopo l'aggiunta di Urano, Nettuno, e Plutone? O il significato di Saturno si è trasformato, ha subito importanti cambiamenti? 

Lo stesso procedimento accade con gli asteroidi, ma in questo caso l'impatto del nuovo viene ora potenziato ed è in forma più provocatoria, perché abbiamo a che fare con corpi dalle caratteristiche fisiche ed orbitali diverse da quelle del resto dei pianeti convenzionali. 

Prendiamo il caso di Plutone, che fu scoperto grazie ad una combinazione di calcolo matematico e "casualità". Molti astronomi pensano che - se le caratteristiche fisiche di Plutone fossero state conosciute al momento della scoperta così come si conoscono ora - non gli sarebbe mai stato concesso il rango di "pianeta". Tuttavia Plutone fu scoperto e fu definito pianeta come risultato di nozioni che solo in un secondo momento si dimostrarono errate. 

Si può trovare documentazione su questo argomento, oltre che una serie di fonti, sull'articolo in inglese "Plutone è una cometa gigante?" in:

http://cfa-www.harvard.edu/cfa/ps/icq/ICQPluto.html

Il pianeta binario Plutone-Caronte è fisicamente un "ponte" tra il mondo dei pianeti maggiori e quello dei pianeti minori o asteroidi, e per gli astrologi, a mio parere, costituisce una lezione: la trascendenza e la forza di un corpo astrologico non dipendono dal suo volume, bensì delle sue caratteristiche orbitali, con le quali l'Astro determina il proprio significato: il pianeta parla quando si muove, quando "emette la sua musica". Non parla per il fatto di essere grande, bensì per il posto che occupa nell'ordine delle cose.

Il processo mediante il quale un pianeta nuovo viene scoperto, riceve il suo nome, e viene dotato di significato astrologico, è strettamente collegato alla storia, alla cultura e all'economia. Ogni nuova scoperta astronomica che trasforma la nostra visione della struttura del sistema solare ha il suo corrispondente processo storico-sociale sincronico che la riflette. Ambedue si riflettono l'uno nell'altra e si illuminano reciprocamente.

Sarebbe piuttosto assurdo pensare che - dopo la scoperta di Plutone - tutti gli astrologi si rifiutassero di aggiungerlo nelle loro carte del cielo solamente perché era stato possibile fare astrologia anche senza di lui, oppure che si fossero rifiutati di cercar di comprendere il suo significato astrologico solamente perché nessuno sapeva ancora quel che in realtà significava. Subito dopo la scoperta di Plutone, il suo ruolo e la sua trascendenza ci erano del tutto sconosciuti.

Tuttavia questo è l'atteggiamento che molti astrologi hanno nei confronti degli asteroidi. "Dal momento che il loro significato non è ancora chiaro, o visto che alcune cose dette su di loro sembrano sciocchezze, allora se ne deve dedurre che non significano niente di importante, e non me ne occuperò (che lo facciano altri!). Dal momento che posso praticare l'astrologia senza di loro, alla fin fine che bisogno ne abbiamo? Dal momento che sono tanto piccoli, allora la loro influenza deve essere molto debole. Dal momento che sono tanti, allora rifiutiamoli tutti, perché è una sciocchezza pensare che si possa lavorare con 10.000 astri! È essenziale saper distinguere il grano dalla paglia! Fare differenze tra gli alberi del bosco! Fra il tronco dei rami!". 

Un asteroide in congiunzione esatta col Sole o con la Luna non è paglia. È oro. Distinguere la paglia dal grano basandosi sul volume o sul fatto che non sappiamo ancora come utilizzarli in modo soddisfacente, è un ingiustificato apriorismo intellettuale, oltre che essere abbastanza assurdo.

Tutti questi pregiudizi sorgono dal fatto che si pretende di capire un elemento nuovo con vecchi strumenti conoscitivi. Ma è sufficiente anche solo una veloce osservazione per accorgersi che la potenza di un astro non dipende dalla sua dimensione. Plutone è il primo a rompere questo pregiudizio e ad insegnarci che probabilmente è l'orbita (molto eccentrica e caratterizzata da un movimento molto lento "di onda lunga") che gli conferisce le sue caratteristiche astrologiche. Il lavoro con gli asteroidi lenti di alta eccentricità come i Centauri mette parimenti in evidenza il fatto che il volume non ha niente a che vedere con la forza o con la trascendenza di un corpo astrologico.

Nota: In termini pratici - al contrario di ciò che è solamente teoria - gli asteroidi non rappresentano, in astrologia, la complessità in contrasto con la semplicità. È il nostro approccio alla carta del cielo o la nostra tecnica di analisi che rendono le cose semplici o complicate. 

Molte persone si limitano ad aggiungere gli asteroidi alla carta del cielo e si avvicinano tecnicamente a loro con le stesse modalità usate con i dieci pianeti. Altri li combinano con i midpoints o gli astri ipotetici dell'Astrologia Uraniana, ecc. e non distinguono le diverse sfere di azione su cui intervengono gli asteroidi. La mia mente è molto aliena da questo tipo di mistura che - secondo il mio personale punto di vista - è sbagliato. 

Tecnicamente io applico una versione molto severa del rasoio di Occam, basato sulla tecnica della determinazione focale. Per esempio: un asteroide in congiunzione molto stretta (meno di 1 grado) col Sole o la Luna è il massimo della semplicità e dell'essenzialità astrologicamente parlando. È una Astrologia molto semplice e basilare, più semplice di quella che si fa usando i Governatori dei Segni o aspetti di orbita più ampia (3-4 gradi o più), senza parlare di case, domicili planetari, aspetti minori, ecc. 

La questione "complessità contro semplicità" non dipenda dall'uso o dal non uso degli asteroidi. A mio parere, affermare che l'uso degli asteroidi significa includere centinaia o migliaia di punti nuovi in un tema natale è un buon esempio di quello che io chiamo "tentare di capire il nuovo con vecchi strumenti conoscitivi"

L'omeopatia può essere un'analogia utile ai fini della comprensione. Maggiore è il suo potere (ottenuto con minore quantità di farmaco), più profondi e forti sono i suoi effetti. Le dosi omeopatiche, fisicamente insignificanti, possono essere di grande efficacia. Parimenti sappiamo che è possibile morire per la puntura di una zanzara. Il sistema immunologico ed i virus sono un'altra analogia. Senza di essi o a causa di essi viviamo o moriamo. Non c'è alcun motivo valido per pensare che ciò che è piccolo o ciò che è composto da una grande quantità di elementi sia debole o insignificante.

La debolezza è forte... 

L'uso degli asteroidi sembra assurdo a priori a causa della loro grande quantità. Ma questo significa solo che - quando si ha a che fare con gli asteroidi - i metodi usuali per analizzare una carta del cielo astrologica non possono essere usati senza discernimento. Si impone l'utilizzo di nuovi metodi e nuove strategie; si richiede pazienza ed una mente aperta, disposta al lavoro di ricerca e tale da non aver paura del caos. 
 

III. LA TEORIA DEL CAOS 

Nel corso degli ultimi anni Ottanta e dei primi anni Novanta è stato ampiamente dimostrato che nel lasso di pochi milioni di ani (5 o 10 milioni a seconda delle diverse opinioni) il sistema solare diventerà caotico. Questa esserzione ha fatto crollare l'antico dogma della stabilità della nostra galassia, e va aggiunta alla consapevolezza del fatto che il sistema solare "galleggia" in un oceano di Asteroidi le cui orbite sono estremamente instabili: tutti elementi importanti èer determinare il cambiamento del modo in cui gli astronomi concepiscono ora l'universo. La tradizionale prospettiva degli asteroidi come elementi con orbite molto stabili della fascia tra Marte e Giove, ora è stata accantonata ed il suo posto è stato preso da una più "caotica" (complessa, imprevedibile in tempi molto lunghi) concezione di asteroidi dalle caratteristiche cometarie - non correlati alla fascia principale posta tra Marte e Giove - che giocano un ruolo decisivo. 

Questa trasformazione procede parallelamente all'indebolimento e all'attuale sgretolamento dei sistemi ideologici che finora hanno tentato di spiegare l'esistenza umana e l'universo nella loro globalità. L'astrologia "classica" (?) è uno di questi "sistemi globali" del mondo, ed ora è messa alla prova da una visione nuova del sistema solare (caotico, instabile, popolato da sciami di asteroidi che l'attraversano in tutta la sua ampiezza). Dovrà fare propri alcuni concetti moderni come caos e teoria della complessità, e riflettere sul fatto che in ogni materia esistono degli schemi, ma che questi schemi devono essere rotti e devono lasciare spazio alla creatività e alle forme nuove di conoscenza. 

La parola "caos" - così come si usa nella scienza moderna - non ha a che fare con la dualità degli opposti ordine-caos come nel pensiero greco che spesso si prende a riferimento. I sistemi caotici (come i frattali, per esempio) mostrano frequentemente una sorprendente ed ammirabile fluidità nel loro ordine e nella loro forma. 

"Caotico" non significa "disordinato": significa che non è possibile fare previsioni esatte a lungo termine perché il movimento o il flusso in un sistema complesso non è frequentemente periodico o quasi-periodico, ma sembra piuttosto essere diretto da fluttuazioni irregolari ed apparentemente erratiche. 

Questo non significa che manchino un ordine o una forma, bensì semplicemente che non è possibile discernere o individuare con facilità tale ordine, anche se possiamo meravigliarci della sua grandezza e della bellezza delle sue forme. 

Una chiara e deliberata applicazione della teoria del caos si trova nel film "Jurassic Park". La riproduzione di dinosauri femmina, programmata in modo che fosse impossibile un accoppiamento fuori del laboratorio, sfuggì al controllo in poco tempo perché - come uno dei protagonisti, invitato ad ammirare il progetto, aveva inizialmente commentato - con un sorriso preoccupato e visibilmente irritato per l'ingenuità e l'ignoranza degli ingegneri - la natura trova sempre una strada. 

Anche il paleontologo invitato comprese il problema fin dall'inizio, e fece una immediata distinzione tra gli ingegneri genetici che dirigevano il programma e quello che è un paleontologo veramente scientifico. Da questo punto di vista, non di rado gli astrologi si differenziano poco dagli ingegneri. 

La teoria del caos procede nello stesso modo della teoria della complessità ed entrambe costituiscono l'evoluzione o il passo successivo dalla fisica quantica e la relatività degli scorsi decenni, cosa che si manifesta chiaramente anche nel campo della biologia e dei fenomeni sociali ed organizzativi. Rappresenta un salto qualitativo nelle scienze naturali, da uno schema meccanico basato nella causalità, ad uno schema organico che la trascende. 

In proposito esiste su Internet una grande quantità di documentazione, che può essere letta dagli interessati all'argomento. Al seguente indirizzo si trova una lunga lista di links con una breve descrizione di ciò che ognuno contiene: 

http://www.studyweb.com/links/5727.html

E se mi domandano quale sia l'importanza o la trascendenza che questa teoria ha per l'astrologia, dunque... di questo si tratta! Credo che qualcuno l'abbia già compreso o intuito, ed io, da parte mia, sono aperto ai suggerimenti. 
 

Juan Antonio Revilla
San José, Costa Rica, 12 ottobre 2000.